È uno dei segreti meglio custoditi del sistema penitenziario americano: chi si paga la cella ha diritto a un trattamento con i guanti di velluto. Succede in California, lunico Stato del mondo occidentale che fa concorrenza alla Cina per la popolazione carceraria. In diverse contee esistono dei bracci a pagamento dove scontare la condanna costa dai 75 ai 127 dollari a notte. Ingresso e immatricolazione separati dai detenuti comuni, come nei privé delle discoteche.
Sono disponibili celle single o doppie, regolarmente pulite dal personale di servizio, con una porta normale anziché le sbarre. Particolare questultimo molto apprezzato perché oltre a garantire una privacy altrimenti impensabile, elimina dalla vista il simbolo per antonomasia della prigione. Spazi comuni con divanetti, caricatori per il computer portatile e per liPod, consentito luso di telefoni cellulari. Pasti caldi possono essere ordinati al ristorante di gradimento o recapitati dai familiari per chi preferisce la cucina di casa.
Il profilo medio del detenuto a pagamento è di sesso maschile, fra i 30 e i 40 anni di età, con una condanna di qualche settimana o un paio di mesi al massimo. Le condanne sono sempre per reati minore, ma cè anche chi si trova costretto a prenotare per un anno: 40mila dollari, pagamento anticipato al momento della sentenza, si accettano contanti, assegni circolari e le principali carte di credito. Niente assegni personali, coi delinquenti non si sa mai. «Minori costi operativi e del personale, riduzione della responsabilità legale e delle cause di lavoro, budget sotto controllo, opportunità di guadagni», è quanto promette la brochure della Correctional Systems Inc, sussidiaria della texana Cornell, un gigante che ha in mano i contratti statali e federali per la gestione di 82 carceri con una capacità complessiva di oltre 19mila detenuti, prima ad offrire nel suo portafoglio di servizi penitenziari anche il «pay-per-stay», il posto cella a pagamento.
«Sono consapevole che questo è considerato un albergo a cinque stelle ha dichiarato al New York Times Nicole Brockett, 22 anni, condannata a 21 giorni di carcere per guida in stato dubriachezza Tutto è molto pulito e tutti sono molto gentili. Non ho avuto nessun problema con le altre ragazza, anzi mi hanno prestato shampoo». I critici fanno notare che si tratta di un sistema intrinsecamente ingiusto, perché a parità di condanna dovrebbero esservi pari condizioni di pena. Una versione spudorata e mercantile delle cosiddette prigioni per colletti bianchi. «La maggior parte della gente che finisce in carcere è in condizioni economiche svantaggiate, ha problemi di malattia mentale, alcolismo, droga, ed è funzionalmente analfabeta. Non ha 80 dollari per pagarsi una cella decente e un trattamento umano», spiega Ken Kerle, un esperto che dirige la pubblicazione della American Jail Association. Lesempio californiano sta però richiamando lattenzione in altri Stati: dopo le privatizzazioni delle carceri per tagliare i costi, piace sempre più lidea di di trasformare i detenuti in clienti.
Fonte unita.it