Strano Ma Vero

30 ottobre 2007

Gatto impiccato, taglia su aguzzini

Filed under: Animali,Cronaca,Curiosità,News — StranoMaVero @ 23:27

Padova,3mila euro a chi dà informazioni

Sono scesi in campo anche gli animalisti per denunciare l'impiccagione di un gatto, appeso domenica scorsa sulla statua di Santa Barbara nel a Battaglia Terme, nel Padovano. Una delle associazioni offre una taglia di 3mila euro a chi darà informazioni per rintracciare i colpevoli dell'esecuzione. Accanto al micio una scritta satanica, ma la convizione è che i responsabili siano giovani della zona.

Gli attivisti di “100% Animalisti” annunciano che la notte di Halloween, “agguerriti” militanti faranno delle “ronde notturne” nel paese patavino. “Siamo convinti che la rivendicazione con tanto di firma satanica lasciata vicino al cadavere del povero micio non abbia nulla a che fare con i seguaci del demonio – affermano gli animalisti – Siamo sicuri al 90% che chi ha compiuto un gesto simile di inaudita spietatezza fa parte di una banda di imbecilli adolescenti della zona”.

Gli attivisti dell'associazione dicono infatti di avere dei sospetti “su alcuni idioti di bande locali”: “Ancora una volta – concludono – il tanto evoluto Nordest si macchia di un atto crudele attuato nei confronti di poveri animali senza colpa. Speriamo che tramite la taglia si possa risalire ai responsabili al più presto”.

Fonte tgcom.it

Chi ha Rubato il Pene di Tutankhamon?

Filed under: Cronaca,Curiosità,Mistero,News,Sesso — StranoMaVero @ 10:07

Nessun furto, nessuna perdita. Il direttore del Consiglio superiore delle antichità Zahi Hawass smentische l'ipotesi avanzata da una professoressa dell'Università americana del Cairo sul furto del sesso del più famoso faraone d'Egitto, Tutankhamon. “E' tutto falso. Il pene – ha spiegato Hawass – è caduto nella sabbia due anni fa per fare una tac alla mummia ma l'abbiamo subito recuperato”.

E' stata l'esperta Salima Ikram, in un documentario trasmesso dalla televisione britannica Channel Five, ad affermare di aver scoperto la scomparsa del sesso reale dopo aver paragonato le radiografie della mummia del 1926 con quelle del 1968.

Per la professoressa il furto sarebbe avvenuto durante la Seconda guerra mondiale, quando la tomba di Tutankhamon era poco sorvegliata. Un'altra ipotesi è che il pene sia stato fatto sparire dai soldati inglesi, impegnati in Nordafrica.

“E per quale motivo avrebbero dovuto rubare il pene? Per venderlo? Come avrebbero provato che era proprio quello di Tutankhamon?”, ha commentato il direttore del Consiglio superiore delle antichità che liquida l'esperta: “La Ikram è una che cerca fama”.

La tomba del faraone bambino, scoperta nel 1922 dall'archeologo britannico Howard Carter, conteneva un tesoro di oggetti in oro di oltre 1,2 tonnellate.

Fonte tgcom.it

28 ottobre 2007

L’India delle atomiche sogna ancora la toilette

Filed under: Curiosità,News — StranoMaVero @ 03:11

Si apre a New Delhi il World Toilet Summit: “Emergenza sottovalutata”. La mancanza di servizi igienici prima causa di malattie ed esclusione

E’ possibile affrontare temi come lo sviluppo sociale ed economico, quando quasi metà della popolazione mondiale non ha accesso a servizi igienici adeguati? O quando i sistemi fognari delle metropoli del sud del mondo scoppiano – o mancano del tutto – obbligando milioni di persone all’umiliante pratica di fare i propri bisogni all’aperto? O quando intere aree abitate si trasformano in gigantesche latrine maleodoranti?

Sono alcuni dei quesiti lanciati dagli organizzatori del World Toilet Summit, in programma mercoledì prossimo, il 31 ottobre, a New Delhi. Una piattaforma che da sei anni riunisce attivisti, organizzazioni non governative e rappresentanti di istituzioni di diversi Paesi del mondo per discutere un problema tanto importante, quanto ignorato: quello dell’igiene e della cronica carenza di bagni e gabinetti in città e villaggi di Africa, Asia e America Latina.

Un fenomeno fin troppo evidente nella stessa capitale dell’India, le cui fognature – vecchie e intasate – riescono a smaltire solo metà degli scarichi prodotti dai suoi 14 milioni di abitanti, causando non pochi problemi ambientali e sociali. E dire che, tre millenni prima di Cristo, le civiltà indiane furono tra le prime a costruire reti fognarie e sistemi di drenaggio. Cinquemila anni dopo, 700 milioni di persone non hanno accesso ai servizi igienici (in tutto il mondo sono 2 miliardi e 600 milioni), anche perché solo 232 città su più di 5mila dispongono di reti fognarie. Altro che 9 per cento di crescita economica annuale.

«Nessuno ci pensa, eppure si tratta di un problema immane, in India e nel resto del mondo», ci dice Bindeshwar Pathak, sociologo e fondatore dell’organizzazione Sulabh International, che presiederà il summit di quest’anno. «Provi a pensare a cosa significa vivere senza un bagno, soprattutto per una donna. Nelle aree urbane molte di loro sono costrette a svegliarsi prima dell’alba per fare i propri bisogni in qualche spiazzo buio o nascosto, tra topi e scarafaggi, rischiando di essere aggredite o violentate. Poi devono trattenersi per tutto il resto della giornata, fino quando le ombre della sera danno loro un po’ di privacy. Questo causa loro perenni mal di testa e numerosi altri malanni fisici. Come se non bastasse, la maggior parte delle scuole qui non dispone di bagni, motivo per cui molte bambine non vanno a scuola».

La mancanza di sanitari ha anche un peso significativo nel mezzo milione di morti infantili registrate in India ogni anno e nella diffusione di malattie e infezioni che causano dissenteria. Motivo per cui le baraccopoli delle città nel sud del mondo ricordano le marcescenti e asfissianti capitali europee del 19esimo secolo. In India, gli scarichi dei bagni pubblici spesso terminano in grossi secchi di cui si prende carico un popolo sotterraneo di 500mila «scavengers», gli intoccabili che li puliscono manualmente per poche rupie al giorno.

«Spesso si parla delle reti fognarie e del fatto che sono intasate», continua Pathak, che a New Delhi ha fondato il Toilet Museum, un’impressionante collezione di water, vespasiani e orinatoi di ogni provenienza geografica ed epoca storica. «La realtà è che, nelle principali città indiane come Mumbai, Delhi, Kolkata e Chennai, esse sono ormai inutilizzabili ed è impossibile ampliarle o costruirne delle nuove. Oggi, per risolvere il problema dei servizi igienici, bisogna puntare su un tipo di ingegneria alternativa e innovativa, che abbia il minimo impatto ambientale. Per questo, ogni anno, i partecipanti al summit propongono nuove idee e progetti, da presentare ai governi e da costruire nelle aree urbane e rurali più disagiate». Una delle ultime invenzioni lanciate è quella di uno stabilimento di bagni pubblici eco-sostenibili, che necessitano di pochi litri d’acqua e trasformano i bio-gas prodotti in combustibili ed energia elettrica, altro grande problema di città e villaggi nel cosiddetto Terzo Mondo.

Il progetto è stato lanciato e sperimentato a fine settembre in Afghanistan. Da Kabul – capitale distrutta dalle guerre e residenza di 4 milioni e mezzo di persone – fanno sapere grandi cose. Con la speranza che, entro il 2025, possa beneficiarne anche il restante 40 per cento di umanità costretta a fare i propri bisogni in mezzo alla strada.Sonia Gandhi, leader del Partito del Congresso indiano, ha incontrato a Pechino il presidente cinese Hu Jintao e il premier Wen Jiabao (sopra). Una visita che la leadership cinese ritiene strategica e alla quale ha dato molta importanza, come dimostra l’accoglienza riservatale da Hu e Wen, normalmente abituati a ricevere solo capi di Stato e primi ministri. Sonia, di origini piemontesi, è arrivata a Pechino accompagnata dal figlio Rahul. La stessa leader del Partito del Congresso, ha descritto il suo viaggio come «una pietra miliare per il rafforzamento delle relazioni tra Cina e India. Sono stupita dai progressi compiuti dalla Cina». La visita della Gandhi cade nel mezzo della crisi che il governo di Nuova Delhi deve affrontare per l’opposizione degli alleati di sinistra dell’United Progressive Alliance, che continuano a manifestare contro l’accordo sul nucleare civile con gli Stati Uniti.

Fonte lastampa.it

I bisonti gli animali ‘più gay’, insieme a trichechi e scimmie

Filed under: Animali,Curiosità,News — StranoMaVero @ 03:04

Documentati comportamenti omosessuali in diverse specie. L'etologo dell'Istituto superiore di Sanità, Alleva: ''Bisogna distinguere tra atti spiegabili con lo stress da quelli utilizzati come modalità di relazione sociale''

Sono i bisonti che vivono nelle praterie del Nord America gli animali che, a dispetto della loro immagine di 'virilità', più frequentemente praticano rapporti omosessuali. I grandi mammiferi che hanno fatto da sfondo a tanti film tra cowboy e indiani sono in cima, infatti, secondo gli etologi, alla ''classifica gay'' del regno animale. Ma i re della prateria non sono i soli a mostrare comportamenti sessuali sganciati dal bisogno di procreare. L'elenco si arricchisce di trichechi, di scimmie come i bonobo o i nostri parenti prossimi dell'evoluzione: gli scimpanzé. Fra loro si registra il 'record' di rapporti omosessuali. Praticati anche da uccelli e insetti vari, cetacei, elefanti, giraffe, iene e leoni. Fino ad animali più vicini a noi come pecore e bovini.

“Ma attenzione a distinguere tra atti omosex, spiegabili anche con lo stress degli animali o con la forzata convivenza con esemplari del medesimo sesso, come negli allevamenti o negli zoo – chiarisce l'etologo dell'Istituto superiore di Sanità, Enrico Alleva – da quelli che invece sono comportamenti sessuali promiscui in specie in cui l'offerta sessuale è un modo di comunicare o di stringere alleanze”.

Quali che siano le ragioni che spiegano i rapporti omosex nella natura, a stilare la classifica degli animali 'più gay' sono in tanti, in molti casi per offrire argomenti alla tesi secondo cui anche l'orientamento omossessuale sia naturale. Non è un caso, dunque, che il museo di storia naturale di Oslo abbia ospitato a gennaio di quest'anno, una mostra dal titolo eloquente: 'Against Nature?' ('Contro natura?' ). Ma non è il solo esempio. Anche il portale Life-science offre una dettagliata casistica di animali involontari testimonial dei diritti omosex. A ognuno le sue preferenze. Per esempio, afferma il curatore della mostra norvegese Peter Bockman che ha scoperto comportamenti gay in 1.500 specie, “i maschi adulti dei trichechi sono bisex. E se durante le stagioni degli amori si accoppiano con le femmine per procreare, il resto dell'anno si trastullano con esemplari più giovani e dello stesso sesso”. Un po' come avveniva nelle civiltà classiche greca e romana.

Secondo Life-science, invece, i comportamenti gay documentati scientificamente sono un po' meno. Ma riguardano comunque 500 specie. “Quando si parla di omosessualità nel mondo animale – riprende Alleva – bisogna distinguere tra due comportamenti. Da un lato gli atti sessuali 'tout-court', dall'altro l'offerta di sesso come modalità di relazione. Infatti – spiega l'etologo – gli atti omosessuali possono avere semplici ragioni. O per stress dell'animale, come possono testimoniare i proprietari di cani o gli allevatori di bovini, o per ragioni contingenti di convivenza forzata. Per esempio – prosegue – in zoo o allevamenti. In questi casi infatti, quando arriva la stagione degli amori, le specie sono sottoposte a una tempesta ormonale. E se non trovano un esemplare del sesso opposto vige la regola del 'chi c'è c'è'”.

Discorso diverso per quelle specie che usano il sesso come modalità di relazione sociale. “Succede – continua Alleva – soprattutto con le scimmie, animali sociali per eccellenza. In questi esemplari i rapporti sessuali, anche tra lo stesso sesso, servono per stabilire le gerarchie, per rinsaldare la coesione del gruppo e per comunicare affetto e appartenenza”.

Un'altra questione ancora è invece quella delle 'coppie di fatto gay' tra gli animali. Queste relazioni “in genere sono il risultato della privazione in fasi cruciali della vita dell'animale, come quella della tarda adolescenza, di esemplari dell'altro sesso. Insomma – aggiunge l'etologo – gli adolescenti del regno animale giocherellano con quello che trovano”. Tutte queste osservazioni però hanno un senso, sostiene il ricercatore, solo se inquadrate nella giusta dimensione. “Gli animali sono una cosa, l'uomo un'altra – sottolinea Alleva – e quindi bisognerebbe evitare letture antropomorfe della natura. Quello che voglio dire – chiarisce – è che se nella testa dello scienziato c'è già una tesi precostituita da voler dimostrare, allora si interpreteranno i comportamenti animali nel senso di una prova delle basi naturali di un comportamento invece prettamente umano. Personalmente – conclude – credo che certe preferenze, come quella della scelta del partner, siano mediate più da aspetti culturali e sociali che da quelli biologici”.

Fonte adnkronos.com

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