Recessione: l’effetto «Valium» della crisi economica

Secondo gli esperti in tre anni il consumo del noto farmaco anti-ansia è aumentato dell’11 per cento in 3 anni in seguito all’aumento della disoccupazione

MILANO – L’ultimo effetto della recessione? La dipendenza da ansiolitici . Lo sostengono i dati diffusi dal Sistema Sanitario Britannico, che denunciano un’impennata preoccupante delle prescrizioni di questo tipo di medicinali negli ultimi tre anni. Le ricette di diazepam (noto soprattutto con il nome commerciale di «Valium») in concomitanza con la recessione sono lievitate dell’11 per cento. Se nel 2006 i medici inglesi lo prescrivevano a 3,25 milioni di persone, nel 2009 i pazienti dipendenti dal farmaco sono diventati 3,6 milioni. E presto, secondo le previsioni, si arriverà ai 5 milioni.
RICETTE DISINVOLTE – Il fenomeno delle prescrizioni facili di farmaci di questo genere è dilagante e negativo, sostiene il professor Steve Field, del Royal College of General Practitioners, che insiste sul fatto che non si può risolvere un problema solo con un trattamento farmaceutico, ma bisognerebbe agire alla radice, affiancando alle pillole anche un sostegno psicologico. Senza contare che, a causa dei possibili effetti collaterali e della potenziale dipendenza che possono causare, diversi ansiolitici andrebbero assunti sotto stretto controllo medico e mai per più di un certo periodo. Come fa notare il dottor Peter Byrne, psichiatra del Royal College of Psychiatrists, «la crescita galoppante dei fenomeno è preoccupante e sorprendente e appare chiaro che i farmaci di questo tipo vengono prescritti in un modo improprio».

STORIE DI CRISI – L’esplosione della consumo di ansiolitici è collegata dagli esperti alla recessione economica degli ultimi anni. Come fa notare Alison Cobb, della charity «Mind» (che si occupa di problemi mentali), il numero di persone che devono fare i conti con attacchi di ansia è aumentato vertiginosamente con la crisi e il fenomeno riguarda soprattutto gli uomini, decisamente più vulnerabili del gentil sesso di fronte all’argomento lavoro. Un maschio su sette, dopo aver perso il lavoro, soffre di depressione, e un’altra quota significativa accusa attacchi di panico e ansia per l’aleatorietà lavorativa.

Fonte corriere.it

Notizia segnalata da Alessia.

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