Strano Ma Vero

28 febbraio 2011

Video – Ballerino ninja

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Milano, preside usa lo spray urticante contro un’alunna per punirla

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La ragazza aveva a sua volta usato la bomboletta per scherzo: medicata in ospedale con due compagne

MILANO – Tre alunne dell’istituto superiore “Fabio Besta” di via don Calabria (zona Palmanova) a Milano, sono finite all’ospedale per colpa di una bomboletta di spray urticante utilizzata dalla preside. L’intento della dirigente, Paola Tieri, era punire una ragazzina per aver usato a sua volta lo spray al peperoncino due giorni prima. Una volta individuata la 15enne responsabile della bravata, Tieri ha indirizzato il getto sulla sua mano per farle capire la gravità del gesto: la ragazzina aveva usato la bomboletta in classe provocando irritazioni al volto a qualche compagno e l’uscita di tutti gli alunni dall’aula. La preside deve avere però premuto troppo a fondo l’erogatore: la mano dell’alunna ha iniziato a gonfiarsi e anche altre due compagne (una con problemi d’asma) ne hanno risentito tanto da farsi visitare al San Raffaele.

«SONO MORTIFICATA» – «Non avevo la minima idea che fosse pericoloso, credevo fosse solo uno spray di carnevale. Sono mortificata e chiedo scusa» ha detto la preside, spiegando che il suo gesto aveva «solo scopo dimostrativo». «Volevo far vedere che non bisogna far star male gli altri per scherzo – ha spiegato Tieri -. Sulla bomboletta le scritte erano in tedesco e io non ho capito che fosse uno spray urticante. Quando l’ho spruzzato sulla mano della ragazza il getto è stato rapido e violento. Non era assolutamente mia intenzione fare male, io avevo solo creduto che l’abuso di bombolette di carnevale avessero rischiato di provocare dei disturbi alla classe e volevo solo spruzzare un po’ di sostanza che credevo innocua. Ovviamente avessi saputo o capito che era spray anti-molestie non lo avrei mai fatto». La preside ha incontrato il comitato dei genitori e ha spiegato che lunedì diramerà una circolare: «Da un lato spiegherò agli studenti che non bisogna usare spray perché possono fare male, dall’altro chiederò scusa a tutti per il mio gesto».

I PRECEDENTI – La preside aveva dato già prova di “fermezza” contro gli episodi di bullismo ad aprile del 2010, quando aveva sospeso per due giorni sei studenti che si erano iscritti a un gruppo su Facebook creato da una quattordicenne per insultare e umiliare una compagna di classe. Punizione ancora più severa per la ragazzina che aveva creato il gruppo, sospesa per una settimana. Ora anche l’autrice della bravata dello spray, nonostante sia stata a sua volta vittima dello spruzzo “educativo” della preside, rischia la sospensione: lo deciderà nei prossimi giorni il consiglio di classe. Ma nel frattempo i genitori delle ragazze finite in ospedale non escludono di denunciare la dirigente.

«VA TRASFERITA» – È stata l’Associazione culturale docenti cattolici a denunciare l’accaduto: «Un altro abuso compiuto da una dirigente scolastica nei confronti dei suoi alunni. Per contrastare un episodio di bullismo dentro la scuola che vedeva tre ragazze protagoniste che usavano lo spray urticante fra di loro, glielo avrebbe preso di mano, e, individuata la studentessa più turbolenta, l’ha usato nei suoi confronti procurandole dolore e gonfiore nelle mani dopo un uso forte della spray. Tutto ciò adducendo come motivazione che solo con tale metodo avrebbe potuto capire il male che procurava ad altri. Di fronte a questo episodio, prendiamo atto che questa preside non conosce il concetto di educazione. Una dirigente che al confronto e al dialogo con gli studenti contrappone la fermezza, il rigore e la linea dura con abusi, illegalità e violenza privata – conclude l’associazione – va sospesa subito e trasferita in Provveditorato lontano dagli studenti per evitare ulteriori guai».

Fonte corriere.it

Video – Una giornalista e i rischi del maltempo

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27 febbraio 2011

La Nasa: ‘Una guerra nucleare ridurrebbe il riscaldamento globale’

Una soluzione geniale, un po’ come tagliarsi le unghie con una motosega. Ma nessuno se lo augura per fortuna

Sul National geographic una notizia che ad una lettura superficiale sembra uscita più da Voyager: “Secondo i modelli del computer del governo degli Stati Uniti anche una guerra locale nucleare potrebbe innescare un  raffreddamento “senza precedenti” globale e ridurre le precipitazioni per anni”, e il messaggio continua con l’inquietante conclusione, “una diffusa carestia e malattie  probabilmente seguiranno l’evento”.

A CHE SERVE? – Pazzia pura? No. in realtà lo studio non nasce dalla noia di qualche scienziato ozioso, ma da una considerazione molto seria: nonostante la guerra fredda sia finita da un pezzo, la possibilità che un conflitto nucleare si scateni non è nulla, basti pensare a zone calde in cui sono presenti paesi dotati di atomiche, come India Pakistan. Vedere quali effetti sul clima potrebbe avere una guerra regionale nucleare, gli scienziati della NASA hanno simulato un conflitto in cui vengano fatte esplodere un centinaio di bombe come quelle diHiroshima, che rappresentano solo lo 0,03 % dell’arsenale atomico mondiale.

NUVOLONI NERI - I ricercatori hanno previsto  che gli incendi derivati dalle esplosioni sparerebbero circa cinque milioni di tonnellate di carbonio nella parte superiore della troposfera, lo strato più basso dell’atmosfera terrestre. E quindi? Incendi, quindi fuoco, quindi calore. Come potrebbe influire in modo positivo sul riscaldamento globale? Nei modelli climatici della NASA, il carbonio assorbirebbe il calore solare e, come un pallone ad aria calda, salirebbe in modo rapido ancora più in alto nell’atmosfera, in una zona dove la fuliggine avrebbe bisogno di molto più tempo per abbandonare il cielo.

BRRR CHE FREDDO - E quindi? Quello che accadrebbe è che questi nuvoloni neri  causerebbero un raffreddamento globale non così forte come l’inverno nucleare di una guerra tra due superpotenze, ma tale da invertire il processo del global warming. Dopo una guerra atomica locale insomma le temperature globali si abbasserebbero di 1,25 °C nei due o tre anni successivi. I tropici, l’Europa, l’Asia e l’Alaska subirebbero un raffreddamento più accentuato, da 3 a 4 °C. Parti dell’Artide e dell’Antartide diventerebbero un po’ più calde per via dei cambiamenti dei venti e della circolazione delle acque di mari e oceani.

IL RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE - I prevedibili effetti collaterali della cura da cavallo sarebbero carestie e una diminuzione dello strato di’ozono. Infatti si altererebbero le precipitazioni del 10 %, e anche dopo sette anni di distanza dall’evento gli effetti sulle piogge si farebbero sentire, con un forte impatto sull’agricoltura. Inoltre il filtro atmosferico di ozono che impedisce alle radiazioni ultraviolette di arrivare al suolo si ridurrebbe permettendo una esposizione maggiore, e quindi rischi più grandi per la salute. Lo studio certo non si augura che accada, sarebbe come passare dalla padella alla brace.

Fonte giornalettismo.com

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