È successo a Penapolis, San Paolo. La vittima, un’avvocatessa, era depressa per un recente divorzio
RIO DE JANEIRO – Era depressa, disperata per una recente separazione, senza nemmeno la forza per farla finita. E così ha contrattato un killer per farsi «suicidare». È successo in Brasile a Penapolis, una città a 400 chilometri da San Paolo, e dopo giorni di dubbi gli investigatori si sono arresi all’evidenza. C’è una lettera della donna e la confessione dell’assassino. «In 23 anni di servizio, non ho mai visto niente del genere – ha ammesso il commissario di polizia Mauro Gabriel -. Ma non c’è altra spiegazione». Giovana Mathias Manzano, 35 anni, avvocatessa e con un buon lavoro, era in cura da uno psichiatra e aveva già confidato a un’amica il desiderio di uccidersi. Non era mai riuscita a superare la fine del suo matrimonio e aveva già provato a morire ingerendo forti dosi di barbiturici.
2.000 REAIS PER MORIRE - Da qualche tempo l’ex marito aveva smesso di rispondere alle sue insistenti telefonate, stava sempre peggio. A inizio giugno, infine, la decisione: un giro nei bassifondi della cittadina, dove si spaccia droga, e il facile contatto con un paio di balordi. La donna promette 20.000 reais (circa 9.000 euro) e decide le modalità. Vuole morire con un colpo di pistola alla testa, il giorno degli innamorati, che in Brasile si festeggia il 12 giugno. Lascia passare la giornata, prega con una amica, alla quale non dice nulla, e poi decide. A mezzanotte dà appuntamento ai suoi killer, sono in due, li carica sulla sua macchina fino a un campo di canna da zucchero, non lontano dalla città. Qui consegna la busta («alla fine c’erano soltanto 2.000 reais», confesserà uno degli assassini), scende dall’auto e fa alcuni passi. È un adolescente che spara i tre colpi, precisi, alla nuca. Poi il complice dà fuoco alla macchina, come Giovana aveva chiesto, e i due scappano. «Mamma, addio. Ho ottenuto quello che volevo. Adesso cercherò di essere felice».
PRESO L’OMICIDA - Il biglietto lasciato dalla donna ai familiari lascia sbigottiti gli investigatori. Si trovavano chiaramente davanti ad un omicidio, non a un suicidio simulato. Come Giovana poteva sapere che sarebbe morta? Un paio di settimane di indagini, la scoperta di un testimone del colloquio tra la donna e il suo killer, e la polizia risolve il caso. «Speravo fino all’ultimo che desistesse dal proposito – ha confessato il bandito -. Poi quella sera si è presentata con i soldi. E io ho un figlio da mantenere».
Fonte corriere.it




luglio 5th, 2011
StranoMaVero
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