Strano Ma Vero

17 maggio 2011

Basket – Fan di Larry Bird chiede 33 anni di prigione anziché 30

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Eric Torpy, condannato nel 2005 a 30 anni di prigione per rapina a mano armata, aveva chiesto che la condanna fosse aumentata di 3 anni, diventando così di 33, come il numero del suo idolo assoluto Larry Bird.

La notizia sembra una follia, ma è quello che realmente chiese tale Eric Torpy, condannato nel 2005 a 30 anni di prigione per rapina a mano armata con una sentenza che inseriva anche l’aggravante dell’intenzione di uccidere. Torpy è tifosissimo di Larry Bird, e in “tributo” del suo numero 33, aveva chiesto che la condanna fosse aumentata di 3 anni, per stare in carcere appunto 33 anni.

Torpy, che ha tatuato il numero 3 su ogni gomito (così unendoli si legge il 33) e un piccolo trifoglio dei Celtics vicino all’occhio destro, sa che la notizia della sua bizzarra richiesta possa essere giunta anche al suo idolo, ma a riguardo non si fa strane idee, anzi: “sono assolutamente sicuro che Larry Bird pensi che io sia un idiota. Anche la mia famiglia lo pensa, per cui sono sicuro che anche lui pensi.
Finora Eric Torpy è giudicato come un buon detenuto, e visto in simpatia dagli altri carcerati. Ha il permesso dopo le ore di lavoro di giocare nel campo da basket della prigione e dice che sia in grado di fare 6/10 da tre punti, nonostante non sia capace di tirare in entrata.
Il tifoso ossessionato da Bird ha…33 anni e attualmente non potrebbe uscire dal carcere fino al 2033, in libertà condizionata.

 

Fonte basketlive.it

 

14 novembre 2010

Foto della ex nuda su Facebook, condannato a 4 mesi di carcere

E’ la prima sentenza di questo tipo al mondo


Dovrà scontare quattro mesi di carcere per aver postato su Facebook una foto in cui la sua ex compariva senza veli. Per la prima volta una persona finisce in prigione per un reato commesso usando il più popolare social network del mondo. Joshua Simon Ashby, ventenne neozelandese, di professione pittore, è stato condannato venerdì scorso dal tribunale del distretto di Wellington, che lo ha riconosciuto colpevole non solo di aver pubblicato la foto incriminata, ma anche di essere responsabile di altri sei reati tra cui minacce di morte, aggressione e furto di vestiti.

LA SENTENZA - I principali reati sono stati commessi lo scorso 23 luglio. Quel giorno il giovane Ashby, dopo un litigio con la fidanzata, ha postato sulla pagina Facebook di quest’ultima la foto senza veli. In un primo momento l’immagine poteva essere vista «solo» dai 218 amici della ragazza. Ma più tardi, il giovane, dopo aver cambiato la password dell’account della vittima, ha reso pubblico il suo profilo, dando in pratica la possibilità a tutti i 500 milioni di utenti del social network di vedere la foto. Solo 12 ore dopo essere stata postata, la foto è stata rimossa. Sulla bacheca della ragazza poi il pittore ha anche postato messaggi di morte. Tra questi uno recitava: «Ho intenzione di ucciderti». In un altro il pittore definiva la fidanzata una «sporca sgualdrina». Secondo quanto racconta il portale d’informazione neozelandese stuff.co.nz dopo pochi giorni la ragazza avrebbe perdonato Ashby e sarebbe tornata con lui. Ma la situazione è precipitata a ottobre: il giovane pittore, dopo l’ennesimo litigio, avrebbe aggredito la ragazza spingendola a terra e spaccandole il cellulare.

COMPORTAMENTO IRRESPONSABILE - Dopo la lettura della sentenza Ashby si è coperto il volto con un pezzo di carta per evitare che i fotografi immortalassero il suo viso, ma il giudice Andrew Becroft gli ha chiesto di non nascondere il volto perché «vi era una certa simmetria tra quello che stava subendo e ciò che aveva fatto alla sua ex». Inoltre Becroft dopo aver definito il comportamento del giovane «irresponsabile e frutto di una gelosia rabbiosa» ha difeso la vittima: «La ragazza è stata messa fortemente in imbarazzo – ha dichiarato il giudice – La tecnologia non può essere usata in questo modo. Si possono fare danni incalcolabili alla reputazione di una persona».

LA DIFESA DEI GENITORI - Lisa Ashby, madre del pittore, è stata sempre vicina al figlio. L’ha visitato in carcere durante la custodia cautelare di cinque settimane, ma ha da subito riconosciuto la sua colpevolezza. Venerdì ha definito il lavoro della corte «eccellente»: «Speriamo che questa condanna possa servire agli altri ragazzi che intendono usare in maniera sbagliata i social network - ha confessato la signora Ashby – Da oggi tutti sanno che con un’azione del genere si rischia la prigione. Una cosa simile è reato». Secondo la donna suo figlio è profondamente pentito e dispiaciuto per i danni causati alla sua ex: «Non è una cattiva persona – afferma la signora Ashby – E’ solo un ragazzo molto impulsivo. Quando le cose non gli vanno come vuole, reagisce senza riflettere».

Fonte corriere.it

7 luglio 2010

Video – Lindsay Lohan in lacrime dopo la condanna a 90 giorni di carcere

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L’attrice, in aula con la scritta “fuck you” sull’unghia, non ha rispettato il periodo di rieducazione

MILANO – È scoppiata in lacrime in tribunale, alla lettura della sentenza. Quasi non potesse credere alle sue orecchie. Lindsay Lohan è stata condannata in California a novanta giorni di carcere. Motivo: non aver rispettato il periodo di rieducazione a cui era tenuta in seguito a una precedente condanna per guida in stato di ebbrezza. Lo ha deciso il giudice Marsha Revel. L’attrice americana, 24 anni, dovrà anche seguire per tre mesi un programma di riabilitazione per dipendenti da alcool o droga.
LA SUA IMPLORAZIONE – Prima della sentenza la Lohan aveva implorato il giudice Revel di essere clemente, garantendo che stava seguendo con rigore il programma di recupero dall’alcol a cui era stata precedentemente condannata. «Per me non è affatto uno scherzo – aveva detto in aula -. È in gioco la mia vita, la mia carriera». Peccato che i fotografi abbiano colto un particolare sulle unghie dell’attrice: la scritta “Fuck You” sopra lo smalto.

LA DECISIONE – La Corte tuttavia ha preso atto che l’attrice non si è presentata regolarmente alle sedute di rieducazione, come le era stato imposto a suo tempo. «Non avrei potuto essere più chiara di come sono stata» ha detto la giudice Revel, prima di emettere la sentenza.

Fonte corriere.it

26 aprile 2010

In Germania i baby criminali sono condannati alla lettura

Una pena innovativa stabilita dal giudice Christoph Mangelsdorf

Una pena esemplare. Un’idea singolare del giudice Christoph Mangelsdorf del Land tedesco dell’Assia: costringere i baby criminali alla lettura.
Il magistrato, che ha a che fare con giovani teppistelli per risse in discoteca o fermati in stato di ebrezza, ha optato per questa nuova pena anziché mandarli a pulire giardini o lavorare in canile. In questo modo, sostiene l’uomo, “i giovani possono guarire”.

I romanzi. I volumi scelti dal giudice non sono dei mattoni ma romanzi per ragazzi, compresi quelli che narrano di un legame tra i giovani e la criminalità. Lo scopo è quello di farli migliorare e coinvolgerli. Si vuole aiutarli a riflettere su quello che hanno fatto, ma anche stimolare la loro fantasia e inviogliarli alla lettura.
Fino ad ora, i baby teppistelli che hanno accettato la pena proposta dal giudice sono una quindicina, tutti tra i 15 e i 17 anni. I ragazzi hanno dovuto scegliere un titolo tra uno dei quattordici selezionati per loro dal tribunale e dagli assistenti sociali.
Tra le proposte troviamo ad esempio: “Vinterviken”, “Cercando Alaska” e “La fabbrica del male”.

Come funziona la pena. I ragazzi hanno dalle quattro alle sei settimane di tempo per leggere il volume. In seguito devono scrivere un tema e rispondere ad alcune domande. Segue un colloquio con un esperto che stabilirà se la pena è stata sufficiente oppure no.
I primi bilanci sembrano positivi. Infatti la pena, per alcuni di loro, ha funzionato: qualcuno si è appassionato alla lettura e in molti hanno presentato un tema più lungo del previsto. Uno, addirittura vorrebbe scrivere un libro. Il giudice non può che ritenersi soddisfatto per la sua iniziativa.

Fonte libero-news.it

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